L’Europa continua ad allontanarsi dal gas russo e, nel frattempo, sta consolidando un nuovo asse energetico sempre più orientato verso gli Stati Uniti. In pratica: cala la presenza della Russia nel mix delle importazioni, mentre cresce in modo evidente il peso del GNL (LNG) americano. Un cambiamento che, però, non è omogeneo: la dipendenza varia parecchio da Paese a Paese e da area geografica ad area geografica.
📈 Quota USA in forte crescita (e impatto reale sul mix gas europeo)
Nel 2025 la quota di mercato degli Stati Uniti nelle importazioni di GNL dell’Unione Europea è salita fino al 57%, rispetto al 45% registrato nel 2024. Questo dato diventa ancora più interessante se lo si collega al ruolo del GNL nel mercato europeo: oggi il GNL copre circa il 40% dell’approvvigionamento di gas dell’UE. Tradotto in termini pratici, significa che il GNL americano rappresenta circa un quarto della domanda complessiva di gas in Europa. Nello stesso periodo, la quota della Russia nel GNL importato dall’UE è scesa fino a circa il 10% nel 2025.
🌍 Europa a due velocità: Nord-Ovest più esposto, Sud più diversificato
Il dato medio europeo, però, nasconde differenze importanti. La dipendenza dal GNL statunitense cambia molto in base alla regione:
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Europa nord-occidentale: è l’area più esposta al GNL americano. Il caso simbolo è la Germania, che arriva a una quota intorno al 92% di importazioni di GNL dagli Stati Uniti. Questo riflette sia le scelte di sicurezza energetica post-crisi, sia la necessità di sostituire rapidamente volumi che in passato arrivavano via gasdotto.
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Europa meridionale: gli importatori del Sud Europa tendono ad avere un portafoglio più equilibrato e diversificato. Spagna, Italia e Francia ottengono dagli USA circa un terzo del loro GNL, quindi una quota importante, ma non dominante. Qui incidono infrastrutture già consolidate, relazioni commerciali storiche e una maggiore varietà di rotte e fornitori.
💡 Perché la “dipendenza USA” non è uguale alla vecchia dipendenza dalla Russia
C’è un punto chiave da non sottovalutare: il predominio del GNL americano ha caratteristiche diverse rispetto alla precedente dipendenza europea dal gas russo.
In passato, la Russia si appoggiava soprattutto a grandi soggetti come Gazprom e Novatek, aziende con forte controllo statale. L’architettura commerciale era frequentemente basata su contratti di lungo periodo, spesso legati a logiche geopolitiche e a relazioni bilaterali strutturate.
Il GNL statunitense, invece, arriva da una costellazione di operatori privati, più frammentati e, in generale, con minore influenza diretta dello Stato nelle scelte commerciali quotidiane. Inoltre, il modello USA combina due canali:
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forniture a lungo termine (contratti pluriennali, utili per stabilità e pianificazione),
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forniture spot o “ad hoc” (più flessibili, legate alle condizioni di mercato e alle opportunità del momento).
Questa combinazione rende l’approvvigionamento potenzialmente più “adattabile” alle dinamiche di prezzo e di domanda, ma espone anche a un certo grado di volatilità e competizione internazionale (Europa vs Asia in primis).
💲 Il fattore prezzo: perché tanto GNL arriva dagli USA
Un’altra ragione concreta del successo del GNL americano è legata ai prezzi. Gran parte del GNL statunitense risulta competitivo perché il gas negli Stati Uniti è spesso prezzato sotto i 4 $/mmbtu, mentre in Europa ci si muove su livelli più alti, intorno a 10 $/mmbtu e oltre (a seconda delle fasi di mercato). Anche considerando costi di liquefazione, trasporto e rigassificazione, la filiera americana rimane spesso attraente quando lo spread con l’Europa è ampio.
🔮 Cosa aspettarsi nel 2026?
Guardando avanti, le prospettive indicano un ulteriore rafforzamento del ruolo degli Stati Uniti. Le previsioni parlano di esportazioni americane di GNL in crescita fino a quasi 130 Mt. Parallelamente, l’Europa potrebbe registrare un nuovo record storico di importazioni di GNL, mantenendo elevata la domanda di carichi disponibili sul mercato globale.
In questo scenario, una quota di mercato statunitense oltre il 60% nelle importazioni europee di GNL appare realistica. Sarà però fondamentale monitorare alcuni fattori: l’andamento della domanda asiatica, le condizioni meteo, l’evoluzione degli stoccaggi europei, eventuali tensioni geopolitiche sulle rotte marittime e, soprattutto, la dinamica dei prezzi tra bacini (USA–Europa–Asia). Dettagli e proiezioni più complete sono disponibili in ICIS Gas/LNG Foresight.
