Materie prime critiche: 7 progetti italiani alla seconda call UE

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Le materie prime critiche tornano al centro dell’agenda industriale italiana. Il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE) ha approvato lunedì 4 maggio 2026 sette proposte progettuali presentate da imprese italiane alla Commissione europea, nell’ambito della seconda call sui progetti strategici prevista dal Critical Raw Materials Act. Cinque iniziative riguardano il riciclo, una la trasformazione, una è di carattere integrato. I dossier passano ora alla valutazione di Bruxelles per il riconoscimento dello status strategico.



Il Quadro

Il regolamento (UE) 2024/1252, in vigore dal 23 maggio 2024, fissa obiettivi vincolanti al 2030: l’estrazione interna deve coprire almeno il 10% del fabbisogno annuo dell’Unione, la trasformazione il 40% e il riciclo il 25%. Nessun singolo Paese terzo può rappresentare più del 65% delle forniture europee per ciascuna materia prima strategica. Lo status di “progetto strategico” comporta procedure autorizzative ridotte (15 mesi per riciclo e trasformazione, 27 mesi per l’estrazione, contro i 5-10 anni dell’iter ordinario) e accesso prioritario al sostegno finanziario coordinato da Commissione, Stati membri e istituzioni come BEI e BERS.



1. I sette progetti italiani: territori, filiere, imprese




impianto di riciclo per materie prime critiche in Italia

Cinque dei sette progetti italiani approvati dal CITE riguardano filiere di riciclo.

L’elenco delle proposte trasmesse a Bruxelles copre cinque regioni italiane e una pluralità di filiere. Secondo la nota congiunta diffusa dal Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (MASE) e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), i progetti spaziano dalla difesa al fotovoltaico a fine vita, dai magneti permanenti al recupero di metalli da rifiuti industriali.

Riciclo, magneti e fotovoltaico a fine vita

Il blocco più consistente riguarda il riciclo. Nelle Marche, RarEarth Srl porta avanti Neodymium Circular Magnets, progetto integrato dedicato al recupero e alla rigenerazione di magneti permanenti al neodimio, componente essenziale per turbine eoliche, motori elettrici e applicazioni della difesa. In Piemonte, REW-ITA green hub di Omcd Tek Hub Spa lavora sul recupero di metalli industriali. In Veneto, due iniziative: 9PV-up di 9-Tech, focalizzato sul recupero dei materiali dai pannelli fotovoltaici a fine vita, e Alkeemia PureGraph di Alkeemia Spa, dedicato alla trasformazione.

Nel Lazio, il Massaro Group propone Relith; in Toscana, Italrecycling & Investment Srl candida ReSuPLIR, focalizzato su estrazione e riciclo. La concentrazione su processi di recupero è una scelta coerente con il posizionamento industriale italiano, già evidente nella prima selezione europea del 2025, quando tutti i quattro progetti italiani riconosciuti come strategici riguardavano il riciclo.

La componente difesa e l’asse multi-regionale

La proposta più trasversale è CRM4Defence – Byproducts and Recycling of CRM for Defence, promossa da Leonardo Spa e localizzata in più regioni italiane. Il dossier punta sul recupero di sottoprodotti e sul riciclo di materie prime strategiche per l’industria della difesa, segmento esplicitamente richiamato dal regolamento europeo come prioritario per la resilienza industriale dell’Unione. La presenza di un attore come Leonardo eleva l’iniziativa al livello di filiera nazionale, con un’impronta che intreccia sicurezza economica, autonomia strategica e ricadute industriali.



2. Cosa cambia per le imprese in caso di riconoscimento

Il via libera del CITE non assegna automaticamente lo status strategico. La procedura prevede che il promotore presenti la domanda alla Commissione, che la trasmette allo Stato membro interessato; lo Stato può sollevare eventuali motivi ostativi. Nel caso italiano, il pronunciamento del Comitato interministeriale consente ai dossier di restare dentro il percorso di valutazione europea, come ricostruito da Sbircia la Notizia.

Per le imprese coinvolte, il riconoscimento dello status strategico comporta tre vantaggi concreti. In primo luogo, tempi autorizzativi ridotti: 15 mesi per i progetti di trasformazione e riciclo, 27 mesi per quelli di estrazione, contro i 5-10 anni dell’iter ordinario. In secondo luogo, lo “sportello unico” come interlocutore unico per la durata del processo. In terzo luogo, un sostegno coordinato per l’accesso ai finanziamenti, con il sottogruppo dedicato del Comitato europeo per le materie prime critiche che valuta la combinazione di fondi pubblici, BEI, BERS e capitali privati.

L’impatto sulle catene di fornitura italiane

Per le PMI manifatturiere italiane, l’agenda CRMA non rappresenta un dossier astratto. La filiera dei magneti permanenti tocca direttamente i comparti dell’eolico, dell’automotive elettrico e della componentistica industriale. Il recupero da pannelli fotovoltaici a fine vita riguarda gli operatori del solare e della gestione rifiuti. Inoltre, ogni progetto strategico genera domanda lungo la filiera nazionale dei beni strumentali, dell’ingegneria di processo e dei servizi tecnici specializzati.



3. Il calendario europeo: dalla prima call al traguardo 2030




campioni di materie prime strategiche in laboratorio europeo

Il regolamento UE 2024/1252 fissa al 2030 obiettivi vincolanti su estrazione, trasformazione e riciclo.

La seconda call si inserisce in un percorso avviato un anno fa. Il 25 marzo 2025 la Commissione europea aveva selezionato 47 progetti strategici nei 13 Stati membri partecipanti, per un investimento complessivo stimato di 22,5 miliardi di euro. Quattro le iniziative italiane allora riconosciute, tutte di riciclo: Alpha Project di Solvay Chimica Italia (Toscana), Life22-Env-It-Inspiree di Itelyum Regeneration (Lazio), Portovesme CRM Hub di Glencore (Sardegna) e Recover-It di Circular Materials (Veneto). Il 4 giugno 2025 era seguita una seconda decisione, riservata ai progetti strategici al di fuori dei confini UE, come riporta la Direzione generale Mercato interno della Commissione.



Cronologia: l’iter CRMA passo per passo

3 maggio 2024: pubblicazione in Gazzetta Ufficiale UE del regolamento 2024/1252.

23 maggio 2024: entrata in vigore del Critical Raw Materials Act e apertura della prima call.

25 marzo 2025: la Commissione adotta la lista di 47 progetti strategici nell’UE (4 italiani).

4 giugno 2025: adozione della lista di progetti strategici fuori dall’UE.

4 maggio 2026: il CITE approva 7 nuovi progetti italiani per la seconda call.

I numeri della prima call e il perimetro delle filiere

La prima selezione europea ha coperto 14 delle 17 materie prime elencate nel regolamento, con 22 progetti sul litio, 12 sul nichel, 10 sul cobalto, 11 sulla grafite, 7 sul manganese. Tre progetti hanno riguardato il tungsteno e uno il magnesio, materiali rilevanti per la filiera della difesa. Secondo la Rappresentanza della Commissione in Italia, i progetti del primo blocco sono distribuiti in Belgio, Francia, Italia, Germania, Spagna, Estonia, Cechia, Grecia, Svezia, Finlandia, Portogallo, Polonia e Romania. La seconda call, di cui i sette dossier italiani fanno ora parte, dovrà completarsi con una decisione formale della Commissione: la tempistica non è stata ufficializzata.



Le reazioni istituzionali

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto, che ha presieduto la riunione del CITE, ha sottolineato come l’Italia stia consolidando il proprio posizionamento nelle filiere strategiche, definendole tassello fondamentale per la sicurezza economica ed energetica. Secondo la nota diffusa da ANSA, il ministro ha richiamato il forte orientamento italiano sul riciclo, già evidente nella prima call.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha rilanciato il tema della leadership europea, indicando l’autonomia strategica come obiettivo prioritario nel contesto geopolitico attuale, con un riferimento alla “duplice sfida della tecnologia digitale e green” che richiede continuità di approvvigionamento per la base industriale del Paese.

Il nodo finanziario e i prossimi passaggi

Parallelamente alla valutazione di strategicità, i progetti potranno accedere ai fondi della Piattaforma per le tecnologie strategiche per l’Europa (STEP) e ai fondi di coesione gestiti dalle autorità regionali e nazionali. Il sottogruppo finanziamento del Comitato per le materie prime critiche, che riunisce Commissione e Stati membri, valuterà l’integrazione tra capitali pubblici e privati. Per le imprese italiane coinvolte, il banco di prova ora è la capacità di mantenere l’iter dei finanziamenti coerente con i tempi autorizzativi accelerati previsti dal regolamento.



Il punto

Il governo italiano ha trasmesso a Bruxelles sette dossier per la seconda call sulle materie prime critiche, con un asse marcato sul riciclo (cinque progetti su sette) e una presenza significativa nei comparti difesa, magneti permanenti e fotovoltaico a fine vita. La prima selezione europea aveva riconosciuto quattro iniziative italiane: il numero della seconda tornata raddoppia la candidatura nazionale.

Da osservare nelle prossime settimane: il calendario formale della Commissione per il riconoscimento di strategicità, l’eventuale ampliamento dell’elenco con dossier di altri Stati membri, l’evoluzione del quadro finanziario gestito dal sottogruppo del Comitato europeo per le materie prime critiche e l’attivazione concreta degli sportelli unici nazionali.

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Alex Mattiolo

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