Energy Release 2.0: 70 TWh in asta, scadenza 13 maggio

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Energy Release 2.0

Il bando GSE per la procedura competitiva di Energy Release 2.0 entra nelle ultime due settimane utili: la finestra di partecipazione, aperta il 13 aprile 2026, si chiuderà alle ore 12 del 13 maggio, senza possibilità di proroga. Le imprese energivore italiane hanno fatto pervenire al Gestore dei Servizi Energetici manifestazioni di interesse per oltre 70 terawattora di elettricità, quasi il triplo dei 24 TWh annui resi disponibili dal meccanismo. Il prezzo cap è fissato a 65 €/MWh per un periodo di anticipazione di trentasei mesi, contro un PUN medio italiano che ad aprile 2026 si è attestato attorno a 0,254 €/kWh in fascia retail. La forbice spiega l’attrattività dello strumento per la manifattura ad alta intensità elettrica.

Energy Release 2.0 procedura competitiva GSE per imprese energivore
Energy Release 2.0 lega il prezzo capped a un impegno di sviluppo di nuova capacità rinnovabile. Fonte: elaborazione redazionale.

Come funziona la procedura competitiva del GSE

La procedura competitiva 2026_01 è gestita interamente sul Portale ER2.0 del Gestore dei Servizi Energetici, attivo ventiquattro ore al giorno per tutta la durata del bando. Possono partecipare le imprese iscritte all’elenco delle aziende a forte consumo di energia elettrica tenuto da CSEA, anche in forma aggregata, oltre agli operatori del settore — produttori rinnovabili, aggregatori e soggetti terzi delegati — selezionati attraverso l’asta dedicata.

Il GSE confronta automaticamente i volumi indicati nelle manifestazioni di interesse con i consumi rilevanti comunicati da CSEA, considerando il valore più basso fra i due. Si tratta di un criterio uniforme e vincolante, introdotto per evitare che le richieste superino la capacità reale di assorbimento delle singole imprese. Di conseguenza, il volume effettivamente assegnabile sarà inferiore a quello dichiarato in fase di pre-iscrizione.

Il meccanismo del Contratto per Differenza

Lo strumento si fonda su un Contratto per Differenza (CfD) bidirezionale tra GSE e impresa beneficiaria. Per trentasei mesi, l’impresa riceve elettricità a un prezzo cap di 65 €/MWh; in cambio, si impegna a realizzare nuova capacità rinnovabile — fotovoltaica, eolica o idroelettrica — attraverso la quale restituirà l’energia anticipata nei vent’anni successivi. La quantità complessiva da restituire equivale, secondo la documentazione GSE, a circa 5 GW di nuova potenza installata sul sistema.

Inoltre, gli accordi di concessione tra GSE e soggetti beneficiari devono essere stipulati entro il 30 giugno 2026, con una possibile proroga di sessanta giorni. La tempistica stretta è uno dei punti più discussi dagli operatori, perché vincola la pianificazione industriale di medio periodo alla disponibilità di siti, autorizzazioni e capitale.

Il quadro

Energy Release 2.0 nasce come risposta italiana al divario di costo dell’elettricità che pesa sulle filiere energivore — acciaio, cemento, vetro, carta, chimica di base, ceramica — rispetto ai principali competitor europei. Il meccanismo non è un sussidio diretto: l’impresa paga il prezzo cap, ma si impegna a contribuire fisicamente all’incremento della capacità rinnovabile nazionale. La logica è quella di un baratto temporale: elettricità oggi, impianti domani.

Una domanda quasi tripla: 70 TWh contro 24 disponibili

I numeri pubblicati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dal GSE delineano una pressione della domanda mai vista per uno strumento italiano dedicato alle energivore. Le richieste superano i 70 TWh; la quantità messa in distribuzione è di 24 TWh annui. La sovradomanda è quasi tripla. In caso di richieste superiori al disponibile, il GSE applica una ripartizione pro-quota fra i partecipanti ammessi, con il tetto fisso del consumo storico certificato da CSEA.

70+ TWh

richieste pervenute al GSE

24 TWh

capacità annua disponibile

65 €/MWh

prezzo cap del CfD per 36 mesi

La sovradomanda non è solo un dato statistico. Tuttavia, riflette anche la pressione operativa che le energivore stanno scaricando sui processi industriali, in un anno in cui i prezzi dell’elettricità europei restano disallineati rispetto a quelli statunitensi. L’industria pesante italiana ha visto crescere il delta competitivo sui costi unitari di trasformazione, e la stessa nota ufficiale del GSE ammette che la finestra di Energy Release 2.0 è oggi una delle leve di cassa più immediate disponibili.

Sovradomanda Energy Release 2.0: 70 TWh di richieste contro 24 TWh disponibili
La sovradomanda di quasi tre volte la capacità messa a disposizione obbliga il GSE a un riparto pro-quota. Fonte: dati GSE/MASE.

Energy Release 2.0 nel confronto europeo

Il quadro UE non aiuta. La Commissione europea ha autorizzato lo schema tedesco di sostegno alle imprese ad alta intensità elettrica, che fissa un riferimento di prezzo intorno ai 50 €/MWh per il triennio 2026-2028, a cui si somma un piano nazionale di nuova capacità di generazione e infrastruttura di rete. Parallelamente, il 22 aprile la Commissione ha presentato il piano AccelerateEU, indirizzato a contenere la volatilità dei costi energetici e a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.

Il differenziale fra il riferimento tedesco e il prezzo cap italiano di Energy Release 2.0 è di quindici euro per megawattora. Su consumi industriali significativi — l’ordine di grandezza tipico di una vetreria o di una cartiera — la differenza può tradursi in milioni di euro l’anno di costi diretti. Di conseguenza, il dibattito sulla simmetria del mercato unico è tornato al centro del confronto fra associazioni di categoria e Governo italiano.

La posizione di Confindustria

“In un contesto europeo in cui diversi Paesi stanno adottando misure sempre più decise a sostegno delle industrie energivore, Energy Release rappresenta una risposta necessaria per evitare ulteriori penalizzazioni competitive alle imprese italiane”.

— Confindustria, posizione ufficiale sulla misura

L’associazione ha più volte sollecitato la pubblicazione delle linee guida operative del Portale GSE e ha definito lo strumento “passo avanti decisivo per la competitività”. Resta sul tavolo la richiesta di un secondo round di assegnazione, qualora la sovradomanda della prima procedura competitiva venga confermata in fase di esame finale, come riportato da Industria Italiana.

Per le imprese che valutano la partecipazione, il tema non è soltanto il prezzo. Lo strumento implica un commitment ventennale di restituzione dell’energia tramite impianti rinnovabili nuovi, con tutti i rischi di permitting, esecuzione e finanza di progetto associati. La gestione integrata della filiera procurement, sviluppo asset e contrattualistica diventa quindi il nodo decisivo. [LINK INTERNO: tema correlato — autoconsumo industriale e PPA — da inserire manualmente in WordPress]


Il punto

La procedura competitiva di Energy Release 2.0 è entrata nella fase decisiva: due settimane per chiudere le manifestazioni di interesse, una sovradomanda di quasi tre volte rispetto alla capacità messa a disposizione, un prezzo cap di 65 €/MWh che resta sopra il riferimento tedesco di 50 €/MWh autorizzato da Bruxelles per il 2026-2028. Le energivore italiane stanno usando lo strumento sia come copertura di prezzo nel breve periodo, sia come grimaldello per accelerare i piani di sviluppo rinnovabile interni.

Da osservare nei prossimi giorni: la pubblicazione delle prime FAQ aggiornate del GSE, la dinamica delle ultime manifestazioni di interesse a ridosso della scadenza del 13 maggio, e l’eventuale apertura di un secondo bando dopo l’estate. Sul piano UE, l’attuazione del piano AccelerateEU e la traiettoria del CBAM definitivo influenzeranno il margine di manovra italiano per misure analoghe nel 2027.


Articolo redatto a scopo informativo sulla base di fonti pubbliche. Non costituisce raccomandazione operativa né consulenza personalizzata.

Fonti (aggiornamento al 28 aprile 2026, ore 09:00):

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Alex Mattiolo

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