Grid sharing: 5 motivi per cui l’eolico offshore nel Mare del Nord cambierà i prezzi in Europa

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Grid sharing eolico offshore nel Mare del Nord

Se c’è una parola che sintetizza la traiettoria energetica europea nel 2026 è interconnessione. Non basta più costruire rinnovabili: serve una rete capace di spostare energia dove serve, quando serve. È qui che entrano in gioco eolico offshore e grid sharing: un’accoppiata che sta trasformando il Mare del Nord in una piattaforma energetica condivisa.

Negli ultimi giorni, durante un summit a Amburgo, diversi Paesi hanno ribadito l’obiettivo di sviluppare 100 GW di eolico offshore attraverso progetti congiunti e infrastrutture transfrontaliere, proprio per facilitare lo scambio dell’energia prodotta in mare. 

Perché il grid sharing è diventato centrale (e non è solo un tema tecnico)

 

L’eolico offshore produce moltissimo, ma non sempre “nel posto giusto” e “nel momento giusto” per la domanda di un singolo Paese. Se ogni Stato costruisce solo il proprio parco e la propria linea, succedono due cose abbastanza prevedibili:

  • quando c’è tanto vento, alcune aree rischiano eccessi locali (congestioni e, in certi casi, prezzi molto bassi o negativi);

  • quando c’è poco vento, aumenta la dipendenza da import o da generazione fossile “di riserva”.

Il grid sharing (condivisione di rete e capacità tra Paesi) serve a trasformare un problema locale in un equilibrio regionale: se in una zona c’è vento e altrove no, l’energia può scorrere dove serve di più e dove vale di più. È anche una scelta geopolitica: più collegamenti e più integrazione significano meno vulnerabilità e meno dipendenze energetiche. 

La mappa europea: obiettivi chiari, ma senza reti non diventano “reali”

 

Qui non siamo nel campo delle promesse vaghe: esistono già target e cornici di cooperazione.

La North Seas Energy Cooperation ha fissato nel 2023 un quadro molto ambizioso: almeno 120 GW entro il 2030 e almeno 300 GW entro il 2050 nel bacino del Mare del Nord. 

Anche la Commissione europea, con la strategia sulle rinnovabili offshore, indica una traiettoria simile: da circa 12 GW a 60 GW entro il 2030 e 300 GW entro il 2050. 

Ma questi numeri diventano concreti solo se si costruisce “la seconda metà” del sistema: le reti offshore e le connessioni tra mercati.

Interconnessioni ibride: il pezzo che cambia il gioco

 

Qui sta il concetto chiave.

  • Un cavo “tradizionale” collega due Paesi (interconnector).

  • Un collegamento “tradizionale” collega un parco eolico alla terraferma.

Le interconnessioni ibride fanno entrambe le cose insieme: collegano la generazione offshore e, allo stesso tempo, creano una tratta di interconnessione tra mercati. È esattamente la logica che rende il grid sharing più efficiente, perché evita duplicazioni e riduce colli di bottiglia. Anche la pianificazione europea di rete offshore spinge verso questa direzione. 

Un esempio concreto emerso proprio in questi giorni è GriffinLink, la partnership tra National Grid e TenneT: l’idea è sviluppare un collegamento capace di veicolare fino a 2 GW tra Regno Unito e Germania, con messa in esercizio stimata verso la fine degli anni 2030. 

 

Perché questa strategia piace anche a chi guarda solo prezzi e competitività

 

Il motivo è molto “terra-terra”: più rete condivisa significa, in prospettiva, meno sprechi e meno costi di sistema.

Coordinare progetti e reti può ridurre congestioni, migliorare il bilanciamento tra aree con meteo diverso e rendere l’energia più “spostabile”. E se l’Europa vuole elettricità più competitiva per famiglie e imprese, non può limitarsi a fare impianti: deve farli in rete. 

 

Le 3 sfide che decideranno se il piano funziona davvero

 

Qui arrivano i colli di bottiglia veri, quelli che fanno la differenza tra target e cantieri:

1) Permessi e coordinamento tra Paesi

Se regole e tempi non si allineano, un progetto “condiviso” rallenta.

2) Regole di mercato e pianificazione di rete

Le connessioni ibride impongono chiarezza su come l’energia viene allocata e scambiata tra mercati.

3) Catena industriale

Servono porti, cavi, navi posa-cavi, trasformatori, competenze. La scala è enorme e la capacità industriale deve stare dietro alla velocità dei piani. 

 

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

 

Nel breve, la parola chiave sarà progetti: più annunci su corridoi offshore e collegamenti ibridi, più lavoro su regole e finanziabilità delle infrastrutture. Nel medio periodo, vincerà chi riuscirà a trasformare obiettivi (100/120/300 GW) in cantieri reali e regole semplici.

LINK UTILI

NSEC target 120/300 GW (UE)

Strategia UE offshore rinnovabili (60/300 GW)

Reuters – summit Amburgo e 100 GW + GriffinLink

Se ti interessa l’impatto sul prezzo, qui trovi la mia analisi su TTF e LNG

Piani di rete offshore ENTSO-E (ONDP)

 

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Alex Mattiolo

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