La scelta tra prezzo fisso o variabile energia torna al centro dell’agenda dei responsabili acquisti italiani in una settimana di mercato instabile. Il future Dutch TTF ha chiuso il 4 maggio 2026 a 48,60 €/MWh, in un range annuale tra 27 e 74 €/MWh, mentre il PUN parziale di maggio si attesta a 113,61 €/MWh secondo i dati GME aggiornati al 6 maggio.
Per le PMI energy-intensive il rinnovo contrattuale di primavera coincide con una fase di volatilità che rende ogni decisione più costosa da sbagliare.
Come si forma il prezzo dell’energia in bolletta

La decisione tra prezzo fisso o variabile energia condiziona il budget annuale di una PMI manifatturiera. Foto: AM Advisory
Prima di confrontare le due tipologie di contratto, va chiarito il meccanismo di formazione del prezzo. La componente “materia energia” in bolletta dipende da indici di mercato all’ingrosso che il fornitore acquista quotidianamente.
Per l’elettricità il riferimento è il PUN (Prezzo Unico Nazionale), calcolato dal GME come media ponderata oraria delle transazioni sul Mercato del Giorno Prima. Per il gas il benchmark italiano è il PSV (Punto di Scambio Virtuale), agganciato indirettamente al TTF di Amsterdam, che resta il principale indice europeo.
La formula contrattuale: indice + spread
Nel mercato libero il prezzo applicato al cliente segue una formula standard: indice di riferimento più uno spread fisso. Lo spread, espresso in €/MWh per l’elettricità e in €/Smc per il gas, è il margine commerciale del fornitore e include i costi di sbilanciamento, la copertura del rischio di portafoglio e il profitto.
Su un contratto indicizzato lo spread è generalmente compreso tra 5 e 15 €/MWh per la componente elettrica, ma varia in funzione del profilo di consumo, della durata e del merito creditizio dell’azienda.
Nel contratto a prezzo fisso, invece, il fornitore “blocca” un valore unico per l’intera durata, tipicamente 12 o 24 mesi, incorporando nello spread un premio di copertura aggiuntivo che riflette il costo di hedging sui mercati a termine. Di conseguenza, a parità di mercato, il prezzo fisso parte sempre più alto del variabile spot del momento.
Il quadro: cosa cambia tra famiglia e PMI
Per un’utenza domestica la scelta tra fisso e variabile incide su poche centinaia di euro l’anno. Per una PMI manifatturiera con consumi tra 1 e 10 GWh annui, lo stesso scarto può tradursi in decine di migliaia di euro. Inoltre, il fornitore industriale richiede di norma garanzie aggiuntive (depositi cauzionali, fideiussioni) e applica spread differenziati per fascia oraria F1/F2/F3, rendendo il confronto tra offerte più complesso del retail.
Il quadro di mercato: cosa dicono PUN e TTF a maggio 2026
La fotografia del mercato di queste settimane è ambivalente. Il TTF resta sopra i 48 €/MWh, in calo del 2,95% sul mese ma superiore del 47% rispetto a un anno fa, sotto la pressione delle tensioni nello Stretto di Hormuz e di stoccaggi europei ancora bassi (33,79% al 5 maggio, contro un’Italia al 51%). Sul fronte elettrico, il PUN aprile 2026 è stato pari a 0,1195 €/kWh, con maggio che mostra valori giornalieri frequentemente sopra 0,14 €/kWh.
TTF Front-month
48,12 €/MWh
−0,04% intraday
Rilevato 5/5/2026 ore 13:55 CEST — Fonte: Teleborsa (dati differiti 15′)
PUN Maggio (parziale)
113,61 €/MWh
media MTD
Aggiornamento al 6/5/2026 — Fonte: GME
PSV Materia prima
46,01 €/MWh
media aprile 2026
Pubblicato ARERA il 5/5/2026 — vulnerabili gas
Volatilità annua: il dato che ribalta i conti
Il dato più rilevante per chi deve scegliere oggi tra prezzo fisso o variabile energia non è il valore medio, ma la volatilità. Il TTF ha registrato una volatilità annualizzata del 67% e un range a 52 settimane tra 26,53 e 74 €/MWh. Tradotto: nello stesso anno il prezzo del gas è quasi triplicato e poi rientrato.
Per chi era esposto al variabile, la differenza tra il bottom e il picco si è scaricata interamente sui costi industriali. Parallelamente, chi aveva sottoscritto un fisso a inizio 2025 sui livelli alti ha pagato un premio rispetto al mercato attuale.

Il TTF ha oscillato tra 26 e 74 €/MWh nelle ultime 52 settimane. Elaborazione AM Advisory su dati ICE/GME
Prezzo fisso o variabile energia: quattro criteri per le PMI
La domanda “prezzo fisso o variabile energia, quale conviene?” non ammette una risposta univoca. La scelta dipende da quattro variabili interne all’azienda e dal contesto di mercato in cui si firma il contratto. Di seguito i criteri che gli energy manager utilizzano per orientarsi.
1. Incidenza dell’energia sul fatturato
Per un’azienda dove la bolletta energetica supera il 5% dei ricavi (tipico di fonderie, vetrerie, ceramiche, cartiere, chimica di base) la prevedibilità del costo è prioritaria sulla ricerca del minimo assoluto. In questi casi il fisso, anche se mediamente più caro, riduce il rischio di sforare il budget e protegge i margini. Per realtà con incidenza energetica sotto il 2%, l’esposizione al variabile è più sostenibile e può generare risparmio nelle fasi ribassiste.
2. Capacità di trasferire il costo a valle
Le imprese che lavorano su commessa con prezzi fissati mesi in anticipo (subfornitura industriale, contratti pubblici) non hanno spazio per ribaltare gli aumenti energetici sul cliente finale. Per loro il prezzo fisso pluriennale è quasi una necessità. Al contrario, chi opera su mercati con pricing dinamico (commodity, retail, e-commerce) può assorbire variazioni mensili senza traumi sul conto economico.
3. Profilo di consumo e flessibilità operativa
Un’impresa con consumi modulabili può ridurre la produzione nelle ore di picco PUN (tipicamente 8-10 e 19-22) e sfruttare le ore notturne dove i prezzi spot scendono fino al 30% sotto la media. Per chi può programmare i cicli produttivi con questa logica — sfruttando le fasce orarie F1/F2/F3 (VERIFICA-SLUG) — il variabile diventa una leva di risparmio strutturale.
Secondo i dati GME pubblicati su QuiFinanza, le ore più economiche del 4 maggio sono state quelle tra le 3 e le 6 del mattino. Per chi ha cicli produttivi rigidi, però, questo vantaggio sparisce.
4. Tempistica del fixing
Il momento in cui si firma il fisso conta quanto la scelta del fisso stesso. Bloccare il prezzo durante un picco geopolitico significa congelare un costo elevato per 12-24 mesi, anche se il mercato successivamente rientra.
La prassi più diffusa tra gli energy manager strutturati è il “click multipli”: frazionare il volume contrattuale in più tranche da fissare in finestre temporali diverse, riducendo il rischio di market timing. Sui contratti standard delle PMI questa flessibilità non è quasi mai disponibile, ma alcuni fornitori offrono opzioni di “fixing differito” su porzioni del consumo.
Oltre il binomio: PPA e strategie ibride
Per le PMI con consumi sopra i 5-10 GWh annui, il dibattito fisso-variabile sta lasciando spazio a soluzioni ibride. I Power Purchase Agreement (PPA) consentono di acquistare energia rinnovabile direttamente da un produttore a un prezzo concordato per 5-15 anni, isolando una quota dei consumi dalla volatilità di borsa. Secondo l’analisi di Assolombarda, l’industria europea si è assicurata circa 1,5 GW di capacità rinnovabile attraverso questo strumento negli ultimi anni.
Secondo Assolombarda, i Corporate PPA risultano attrattivi per le aziende che vogliono cautelarsi dalle fluttuazioni del prezzo dell’energia, mettendo a budget costi pattuiti già in sede di contratto.
— Rielaborazione da Assolombarda, Unità Energia, scheda PPA aggiornata aprile 2026

In parallelo, l’autoconsumo da fotovoltaico industriale e l’adesione a Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) permettono di ridurre la quota di energia esposta al mercato. La strategia più matura, oggi, prevede una composizione: una porzione su PPA o autoconsumo (lungo termine), una su prezzo fisso (medio termine), una residua sul variabile (per cogliere ribassi). Approfondisci i Power Purchase Agreement per PMI.
Il punto
Il quadro di maggio 2026 non offre una risposta univoca al dilemma tra prezzo fisso o variabile energia. Il TTF resta sopra 48 €/MWh con stoccaggi europei ancora a un terzo della capacità, mentre il PUN mostra valori giornalieri instabili. Per le PMI energy-intensive, la scelta dipende meno dalle previsioni di prezzo e più dalla struttura interna: incidenza dell’energia sul fatturato, capacità di trasferire i costi, flessibilità dei cicli produttivi.
Da osservare nelle prossime settimane: la pubblicazione ARERA della media PSV di maggio (attesa nei primi giorni lavorativi di giugno), il livello di iniezione negli stoccaggi europei verso la soglia del 50% e l’evoluzione delle tensioni nello Stretto di Hormuz, dove transita circa un quinto del GNL globale. Sono questi i tre indicatori che definiranno la finestra di fixing più favorevole per chi rinnoverà i contratti entro l’estate.
Articolo redatto a scopo informativo sulla base di fonti pubbliche. Non costituisce raccomandazione operativa né consulenza personalizzata.
Fonti:
– Trading Economics, EU Natural Gas TTF — consultato il 7/5/2026
– Teleborsa, Dutch TTF Natural Gas Future — consultato il 7/5/2026
– GME — Gestore dei Mercati Energetici, dati PUN maggio 2026 — consultato il 7/5/2026
– ARERA, comunicazione materia prima gas vulnerabili aprile 2026 — pubblicata 5/5/2026
– Assolombarda, scheda PPA — consultato il 7/5/2026